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    Rivoluzione come annientamento totale del nemico

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    Nihil 1.1

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    Rivoluzione come annientamento totale del nemico

    Messaggio  Nihil 1.1 il Lun Mar 28, 2011 9:21 pm

    Ho trovato un passo molto interessante di Raoul Vanegeim, contenuto alla fine del suo celeberrimo "Trattato di saper vivere ad uso delle nuove generazioni":

    "L'ambigua nozione di umanità provoca talvolta un certo ondeggiamento delle rivoluzioni spontanee. Troppo spesso il desiderio di porre l'uomo al centro delle rivendicazioni fa fare la parte del leone ad un umanitarismo paralizzante. Quante volte il partito della rivoluzione ha risparmiato i suoi fucilatori, quante volte il partito della rivoluzione ha risparmiato i suoi fucilatori, quante volte ha accettato una tregua da cui il partito dell'ordine attingeva nuove forze? L'ideologia dell'umano è un'arma per la reazione, quella che serve a giustificare tutte le disumanità. (i parà belgi di Stanleyville).
    Non c'è accomodamento possibile con i nemici della libertà, nessuna umanità che tenga per gli oppressori degli uomini. L'annientamento dei contro-rivoluzionari è il solo gesto umanitario che prevenga la crudeltà dell'umanismo burocratizzato."

    Rauol Vanegeim, "Trattato del saper vivere", Massari, pg 302-303

    Il passo è molto interessante poiché risponde in maniera radicale ad un problema che affligge ogni rivoluzione: come non scendere a compromessi con il vecchio ordine, che è composto non tanto di idee, ma di uomini in carne e ossa, con i loro affetti, i loro sogni, le loro abitudini. Vanegeim propone una soluzione che eviti da una parte il raffreddamento dell'istinto rivoluzionario, dall'altro la statalizzazione burocratica delle persecuzioni verso i contro-rivoluzionari: lo sterminio di massa.
    La cosa può sembrare paradossale, però l'analisi storica condotta da Vanegeim è stringente: Lenin dopo la vittoria sui menscevichi non sterminò in massa gli ortodossi, gli ex militari zaristi né i burocrati del passato regime, ma scelse la via dell'epurazione parziali, del mozzare la testa ai capi risparmiando gli accoliti, colpendo magari più i simboli (si pensi alla trasformazione delle cattedrali in stalle) che non gli uomini. Questo fece sì che nascesse Stalin e lo stalinismo: permanendo una massa di esseri umani ancora legati al passato regime e/o che non riuscivano per i più svariati motivi a trovare il proprio posto nel bolscevismo leniniano, era quindi necessario e storicamente inevitabile che tale massa dovesse essere mantenuta sotto il terrore di stato per essere controllata, terrore di stato che nel contempo dava sfogo alle pulsioni orgiastiche degli autentici rivoluzionari, che volevano farla finita una volta per tutte con i chi non si era adeguato ai canoni della nuova società. Per Vanegeim la soluzione è chiara, anche se a prima vista pregiudizialmente inammissibile (se ci pone dal punto di vista dell'umanitarismo borghese, e non dell'uomo totale rivoluzionario): lo sterminio ludico degli oppositori. In cosa consiste questa fase? Nell'uccisione orgiastica (quindi non burocratizzata, telecomandata, ecc) degli oppositori all'uomo totale, oppositori che essendo inumani in quanto incarnano nel proprio corpo la disumanità del potere, venendo uccisi da un atto gratuito del rivoluzionario hanno una doppia funzione, marxianamente dialettica: morendo sgomberano il campo dall'intralcio costituito dalla propria vita, e nel contempo venendo la propria disumanità superata ed assorbita dal rivoluzionario omicida, lo rende cosciente della propria radicale differenza, fortificando la sua natura. Gli esempi che fornisce il pensatore belga sono numerosi: dai comunardi parigini che sparano ai preti sulla porta della chiesa fino agli operai inglesi delle Trait Union che sparano per strada ai borghesi che non forniscono il salario pattuito, il nostro traccia una vera e propria geografia dell'omicidio "pedagogico", che vede il suo culmine storico nelle prime rappresaglie anti-mensceviche effettuata dall'Armata Rossa, che si distinse per la crocifissione a testa capovolta dei preti dissidenti e per altre fantasiose (l'autore preferirebbe "ludiche") tecniche di eliminazione della dissidenza.

    L'apporto teorico di Vanegeim non è da sottovalutare per vari motivi: rappresenta un primo sistematico tentativo di superare l'umanesimo cristiano-borghese, che vede nella vita di ogni individuo biologico la dignità datagli dalla scintilla divina (nella versione ateo-borghese dalla razionalità), sostituendo a questo umanesimo l'idea di uomo totale, rappresentato storicamente da ogni singolo rivoluzionario che spezzi le catene dei condizionamenti borghesi per rivendicare la sua libertà totale, libertà totale che in quanto richiesta da più singoli coalizzati diventa libertà totale collettiva/umana, e inumano quindi diventa chiunque voglia limitare, sistematizzare o peggio istituzionalizzare questo anelito alla liberazione (quindi paradossalmente anche buona parte dei rivoluzionari comunisti cadono nell'inumano). Fornisce una preziosa chiave di comprensione per certe azioni altrimenti inspiegabili di anarchici, terroristi di ogni colore, ecc che talvolta si giocano tutto per l'uccisione non di uomo chiave, ma per il piacere di sopprimere un simbolo: pensiamo ad esempio agli attentati contro i giudici della RAF, o l'omicidio di un innocuo agente delle ferrovie da parte dei NAR; così come per esperienze politiche estreme come quella di Pol Pot in Cambogia e Sendero Luminoso in america latina, dove la tortura, la sevizia, l'omicidio rituale e lo stupro non sono solo accessori della rivoluzione, ma vere e proprie azioni iniziatico/pedagogiche al limite del rituale religioso.


    Che ne pensate?




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