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 Hakim Bey e la TAZ

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Nihil 1.1

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MessaggioTitolo: Hakim Bey e la TAZ   Gio Mag 12, 2011 11:47 am

Hakim Bey: Al secolo Peter Lamborn Wilson (New York 1945) si laurea in filosofia alla Columbia University, si converte all'Islam per poi trasferirsi alla corte del sha di Persia (oggi Iran) dove incontra mistici e teologi mussulmani, compie una serie di viaggi che lo porteranno dal Marocco fino all'India, passando per l'Afghanistan, finanziato dalla società filosofica statale. Traduce e fornisce materiale a islamologi di fama mondiale come Henry Corbin, scrive liriche e traduce i classici della poesia persiana, per poi lasciare l'Iran allo scoppio della rivoluzione (1979). Tornato negli Stati Uniti, si avvicina ai circoli anarchici e agli artisti d'avanguardia, fondendo la sua esperienza di mistico con teorie socio-politiche elaborate fra gli altri da Guy Debord, Raoul Vanegeim, Murray Bookchin, Rene Guenon, Gabriele D'Annunzio. Essendo il suo pensiero a-sistematico e fortemente intriso di mistica, è difficile fornire definizioni e sunti del suo pensiero, tanto più che è l'autore stesso per primo che scoraggia questo procedimento fornendo anche 10 significati contraddittori per la stessa parola-chiave. Possiamo tuttavia isolare alcuni concetti che ritornano in maniera costante, e provare a delimitarli


1)TAZ (Temporary Autonomus Zone): Secondo Bey il potere ha bisogno di cartografie sempre più accurate per il controllo dei flussi informatici sul territorio (reale e/o virtuale), ma essendo impossibile tracciare mappe in scala 1:1, rimarranno sempre zone di confine che il potere non conosce, quindi su cui non può imporre il proprio nomos. La TAZ consiste nell'appropriazione momentanea di queste zone liminari, per crearvi comunità creative che elaborino dei contro flussi di informazione e immaginazione, per poi ritirarsi non appena il potere arriva per imporre la propria legge. Le TAZ sono quindi luoghi psichici nomadi, che si creano e si disintegrano in continuazione, senza generare alcuna storia o evoluzione. Avendo seguito il movimento dei rave nella sua evoluzione, Bey recentemente ha coniato il concetto di PAZ, cioè Permanent Autonomous Zone, in quanto si è accorto che il nomadismo è alla lunga insostenibile, essendovi bisogno di strutture produttive stabili che creino un economia alternativa a quella del mercato, strutture che lui individua nelle case editrici e discografiche indipendenti e nelle comunità rurali; come queste possano sostenersi autonomamente, quali forme di rapporti di lavoro debbano vigere all'interno delle stesse, se lo scambio di merci interne debba avvenire per baratto, denaro o altro questo a Bey non sembra interessare.

2)Pirate Utopia: titolo fra l'altro di una delle sue opere fondamentali, la Pirate Utopia è la versione post moderna della prima PAZ storicamente accertata, ossia le repubbliche di pirati fondate nel 1600 in alcune isole del Maghreb, e composte da fuorilegge, mistici, prostitute e spostati di vari generi. Sebbene abbia fatto delle ricerche storiche sull'organizzazione politica e sociale delle Repubbliche Pirata, a riguardo di questo esperimento Bey nutre paradossalmente un certo disprezzo, soprattutto per quanto riguarda la qualità umana dei partecipanti. Secondo il mistico newyorkese infatti la vera pirate utopia si realizzerà 3 secoli dopo con la Fiume occupata da Gabriele D'Annunzio (!!), che costruirà una repubblica anarchica tecno-pagana repressa brutalmente dal potere. La Pirate Utopia oggi è realizzata dai pirati informatici, dalle comuni artistiche e dei rave, è una comunità elettiva, volontaristica e inter-classista.

3)Immediatismo: con questo termine Bey indica tutte quelle esperienze che permettono una fusione fra individuo ed assoluto sperimentabili qui ed ora, senza alcuna mediazione gerarchica o sacramentale. Rifacendosi al pensiero della tradizione esoterica sufi e induista, Bey crede vi siano precise tecniche che permettono all'uomo di connettersi al divino, fra cui le più importanti ed immediate sono le droghe e l'eros, anche se il divino di cui parla non è chiaro se sia un Dio unico trascendente, una pluralità di déi o una fusione con l'anima mundi della Terra. Anche il concetto di jihad ripreso dalla tradizione mussulmana viene re-interpretato in maniera anti-tradizionale, in quanto da lotta interiore contro il peccato diventa lotta psicologica contro la mediazione della società dell'informazione.


Che ne dite, c'è qualcosa di recuperabile per il nostro percorso? E aldilà delle considerazioni politiche, a livello esistenziale trovate delle corrispondenze fra il pensatore americano e la vostra esperienza?


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MessaggioTitolo: Re: Hakim Bey e la TAZ   Mar Mag 17, 2011 6:49 pm

Sarò categorico: un autore che lascia il tempo che trova e che non mi comunica nulla di particolare e/o interessante.
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MessaggioTitolo: Re: Hakim Bey e la TAZ   Mar Mag 17, 2011 11:14 pm

Forse la sintesi del suo pensiero che ho effettuato è un po' fredda e poco attraente, come scrittore l'anarchico americano sa sicuramente sedurre. A me onestamente non dispiace del tutto, la sua sintesi di mistica e politica ha seri problemi in sede di analisi, ma ha dei pregi non da poco: dimostra come il consumismo sia un forma di irrazionalismo dagli evidenti tratti magico-religiosi; approfondisce l'intuizione di Guy Debord per cui il nomos (ossia il possesso della terra) da parte dello stato è più una categoria intellettuale che una realtà fattuale, dato che vaste aree nominalmente di proprietà dello stato sono disabitate e difficilmente controllabili, il potere infatti non riesce mai a redigere cartografie in scala 1:1, anche se è questo quello che ci insegna; anche l'idea di massa critica non è male, 2.000 cani sciolti hanno dimostrato di poter mandare in tilt metropoli come Londra, Parigi, New York per giorni, senza che la polizia riuscisse a riportare l'ordine, solamente scaglionandosi con cortei danzanti, invece delle colonne pseudo-militari che si usano durante le classiche manifestazioni politiche.

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MessaggioTitolo: Re: Hakim Bey e la TAZ   Sab Mag 21, 2011 9:29 am

Nihil 1.1 ha scritto:
Hakim Bey: Al secolo Peter Lamborn Wilson (New York 1945) si laurea in filosofia alla Columbia University, si converte all'Islam per poi trasferirsi alla corte del sha di Persia (oggi Iran) dove incontra mistici e teologi mussulmani, compie una serie di viaggi che lo porteranno dal Marocco fino all'India, passando per l'Afghanistan, finanziato dalla società filosofica statale. Traduce e fornisce materiale a islamologi di fama mondiale come Henry Corbin, scrive liriche e traduce i classici della poesia persiana, per poi lasciare l'Iran allo scoppio della rivoluzione (1979). Tornato negli Stati Uniti, si avvicina ai circoli anarchici e agli artisti d'avanguardia, fondendo la sua esperienza di mistico con teorie socio-politiche elaborate fra gli altri da Guy Debord, Raoul Vanegeim, Murray Bookchin, Rene Guenon, Gabriele D'Annunzio. Essendo il suo pensiero a-sistematico e fortemente intriso di mistica, è difficile fornire definizioni e sunti del suo pensiero, tanto più che è l'autore stesso per primo che scoraggia questo procedimento fornendo anche 10 significati contraddittori per la stessa parola-chiave. Possiamo tuttavia isolare alcuni concetti che ritornano in maniera costante, e provare a delimitarli


1)TAZ (Temporary Autonomus Zone): Secondo Bey il potere ha bisogno di cartografie sempre più accurate per il controllo dei flussi informatici sul territorio (reale e/o virtuale), ma essendo impossibile tracciare mappe in scala 1:1, rimarranno sempre zone di confine che il potere non conosce, quindi su cui non può imporre il proprio nomos. La TAZ consiste nell'appropriazione momentanea di queste zone liminari, per crearvi comunità creative che elaborino dei contro flussi di informazione e immaginazione, per poi ritirarsi non appena il potere arriva per imporre la propria legge. Le TAZ sono quindi luoghi psichici nomadi, che si creano e si disintegrano in continuazione, senza generare alcuna storia o evoluzione. Avendo seguito il movimento dei rave nella sua evoluzione, Bey recentemente ha coniato il concetto di PAZ, cioè Permanent Autonomous Zone, in quanto si è accorto che il nomadismo è alla lunga insostenibile, essendovi bisogno di strutture produttive stabili che creino un economia alternativa a quella del mercato, strutture che lui individua nelle case editrici e discografiche indipendenti e nelle comunità rurali; come queste possano sostenersi autonomamente, quali forme di rapporti di lavoro debbano vigere all'interno delle stesse, se lo scambio di merci interne debba avvenire per baratto, denaro o altro questo a Bey non sembra interessare.

2)Pirate Utopia: titolo fra l'altro di una delle sue opere fondamentali, la Pirate Utopia è la versione post moderna della prima PAZ storicamente accertata, ossia le repubbliche di pirati fondate nel 1600 in alcune isole del Maghreb, e composte da fuorilegge, mistici, prostitute e spostati di vari generi. Sebbene abbia fatto delle ricerche storiche sull'organizzazione politica e sociale delle Repubbliche Pirata, a riguardo di questo esperimento Bey nutre paradossalmente un certo disprezzo, soprattutto per quanto riguarda la qualità umana dei partecipanti. Secondo il mistico newyorkese infatti la vera pirate utopia si realizzerà 3 secoli dopo con la Fiume occupata da Gabriele D'Annunzio (!!), che costruirà una repubblica anarchica tecno-pagana repressa brutalmente dal potere. La Pirate Utopia oggi è realizzata dai pirati informatici, dalle comuni artistiche e dei rave, è una comunità elettiva, volontaristica e inter-classista.

3)Immediatismo: con questo termine Bey indica tutte quelle esperienze che permettono una fusione fra individuo ed assoluto sperimentabili qui ed ora, senza alcuna mediazione gerarchica o sacramentale. Rifacendosi al pensiero della tradizione esoterica sufi e induista, Bey crede vi siano precise tecniche che permettono all'uomo di connettersi al divino, fra cui le più importanti ed immediate sono le droghe e l'eros, anche se il divino di cui parla non è chiaro se sia un Dio unico trascendente, una pluralità di déi o una fusione con l'anima mundi della Terra. Anche il concetto di jihad ripreso dalla tradizione mussulmana viene re-interpretato in maniera anti-tradizionale, in quanto da lotta interiore contro il peccato diventa lotta psicologica contro la mediazione della società dell'informazione.


Che ne dite, c'è qualcosa di recuperabile per il nostro percorso? E aldilà delle considerazioni politiche, a livello esistenziale trovate delle corrispondenze fra il pensatore americano e la vostra esperienza?


Al di là di quello che hai scritto credo che dovrei leggere approfonditamente almeno un'opera di questo pensatore per esprimere un giudizio esaustivo su di lui, secondo quanto detto dovrebbe essere interessante ma ripeto: da approfondire.


Ultima modifica di Italicvs il Sab Mag 21, 2011 9:33 am, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Hakim Bey e la TAZ   Sab Mag 21, 2011 9:30 am

justicialista ha scritto:
Sarò categorico: un autore che lascia il tempo che trova e che non mi comunica nulla di particolare e/o interessante.
Perchè? Cosa non ti convince?
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