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    Gustavo Zagrebelsky: cattolicesimo e laicità

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    Nihil 1.1

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    Gustavo Zagrebelsky: cattolicesimo e laicità

    Messaggio  Nihil 1.1 il Sab Mar 19, 2011 6:43 pm

    Vi segnalo un libro scritto da un ex presidente della corte costituzionale e docente universitario di diritto, dal titolo "Contro l'etica della verità" (Ed Laterza). L'autore in questione è un non credente, ma ha un'ottima conoscenza della tradizione cristiana e dei suoi letterati (Dostoevskij, Dante, ecc), su cui innesta una riflessione di tipo laico.
    Riassumo molto in brevemente le tesi principali del libro:


    1) Definizione di democrazia che ci da' l'autore: " La democrazia non poggia su unità pre-date perché la democrazia pluralista, per condurre a vita comune le sue tante componenti, senza far uso della violenza, deve far leva soprattutto su valori astratti, non concreti; formali e procedurali, non materiali. La tolleranza ad esempio, dice che dobbiamo riconoscerci e rispettarci nelle nostre diversità; non dice nulla invece sul contenuto di queste diversità e sul modo concreto di farle convivere" (pag 5-6)
    Se ne ricava quindi che la democrazia è un modo pacifico di gestire l'alternanza del potere, senza che la maggioranza schiacci la minoranza in nome del grido totalitario "Vox populi, vox dei"... salvo questo, la democrazia di per sé non crea le identità che pure sono fondamentali per portala avanti, perché senza idee forti (religiose e/o politiche) la democrazia diventa una mera gestione pacifica dell'alternanza di partiti al potere, senza che si sviluppi alcun dibattito intorno al bene comune e al modo di realizzarlo.


    2) Cosa significa "contro l'etica della verità?": significa che per convivere pacificamente in democrazia ogni individuo/partito/chiesa deve abbandonare la pretesa di avere la Verità in tasca, e mettersi in gioco nel dibattito pubblico, terreno neutro nel quale ogni posizione ha uguale dignità, e attraverso il dialogo razionale si trovano i punti di convergenza necessari per creare una maggioranza che dia la sua impronta alle questioni su cui si è discusso. Intendiamoci su cosa vuol dire maggioranza per evitare derive populistiche: maggioranza significa che in un dato momento e a seguito di un dato dibattito, la maggior parte di chi vi ha preso parte ha deciso che la posizione vincente è quella che più si avvicina al bene comune, tenendo sempre conto che la decisione non è mai irreversibile (questo è il maggior pregio della democrazia secondo Zagrebelsky) e che le posizioni delle minoranze, oltre ad essere in assoluta buonafede, possono un giorno farsi maggioranza, a seguito di un dibattito che comprenda nuove posizioni ed elementi.
    Notiamo una cosa: contro l'etica della Verità non significa relativismo morale, o che non esista alcuna verità per cui l'uomo brancoli nel buio di decisioni sempre diverse ed in fondo equivalenti come risultato, ma che la Verità non è qualcosa di intero e precostruito, ma una costruzione immanente che procede attraverso il dibattito pubblico di ogni componente della società, e debba essere continuamente sottoposta alla verifica del dubbio, poiché non è eterna ma variabile a seconda dei tempi e delle nuove posizioni che emergono.


    3) Democrazia e Chiesa cattolica
    : è un rapporto necessariamente conflittuale, poiché la seconda pretende di avere delle verità trascendenti -e fin qui nulla di male secondo l'autore- che può imporre nel dibattito pubblico grazie al proprio potere mediatico e finanziario, ma soprattutto grazie al patto di fedeltà che lega tutti i cattolici alle sue istituzioni, per cui uomini politici credenti per non venire sanzionati e destituiti sono costretti ad obbedire ai dettami della Chiesa, cosa inconcepibile visto che questa è uno stato straniero che non può in alcun modo ingerire negli affari dello stato italiano. Ciò che contesta l'autore non è quindi che la Chiesa prenda pubblicamente posizione su temi sensibile e li giudichi secondo le sue verità, ma che sfrutti il suo potere politico ed economico di Stato estero per riprendere, sanzionare, manipolare i rappresentati cattolici nel parlamento italiano, così da avere un vantaggio di posizione rispetto alle altre confessioni e fazioni laiche, che falsano in partenza qualsiasi dibattito democratico.


    4) "E' possibile un dialogo fra laici e cattolici?": a questa domanda l'autore risponde con un "Sì", seppure con parecchie riserve e dei "non possum" sia da parte dei laici sia dei cattolici. Quali sono dunque le condizioni del dialogo?
    Innanzitutto che la Chiesa riconosca l'ethos democratico e vi entri argomentando razionalmente le proprie verità di fede in modo da farle assumere un valore politico e sociale autonomo dai propri dogmi, ad esempio non è concepibile nell'attuale discussione sul matrimonio di coppie del medesimo sesso, che la Chiesa utilizzi come argomento la condanna biblica dell'omosessualità come peccato, ma dovrà re-interpretare in altro modo questa idea, puntando magari sullo smarrimento che potrebbe seguire questa messa in crisi del concetto tradizionale di "famiglia", in un momento in cui la crisi economica ha già messo a dura prova la fiducia nel sistema di valori del post-capitalismo. Premesso questo, l'autore commenta così il famoso dialogo fra l'allora cardinale Ratzinger e il sociologo post-comunista J Habermas "Questa è la imboccata da Habermas nel dialogo con Ratzinger, sintetizzata nella formula -disponibilità ad apprendere ed autolimitazione da entrambi i lati-: un -doppio processo di apprendimento- che obbliga sia la tradizione del pensiero razionale quanto quello della tradizione religiosa a rifletter sui rispettivi limiti. dal canto suo Ratzinger in adesione, ha parlato di -doppio processo di purificazione-, che tiene conto delle possibilità di degenerazione sia dell'etica laica basata esclusivamente sulla ragione, quanto dell'etica religiosa basata sulla sola fede. [...] La condizione è la condivisione di -risorse argomentative- appartenenti ad un genere che possa essere considerato valido da entrambe le parti. Questo può avvenire attraverso una doppia attitudine del pensiero religioso cristiano ad adottare uno stile argomentativo razionale, per entrare così in contatto con la ragione secolare -rinunciando al dogmatismo e alla coercizione delle coscienze-; da parte della ragione secolare ad accettare l'esistenza, nell'esperienza religiosa - di qualcosa di intatto, un qualcosa che altrove è andato perduto e non può essere ripristinato da nessun pensiero professionale e specialistico-, pur a partire -dall'assimmetria delle pretese epistemologiche-.
    I non possum che necessariamente si presentano in questo dialogo sono molti, ma non inficiano la necessità e l'importanza del tentativo.


    5) La Chiesa cattolica il post-secolarismo: si sta facendo strada un nuovo rapporto fra la Chiesa e lo stato post-secolare, una nuova alleanza che rompe la tradizione secolarista e laicista iniziata dall'umanesimo e compiuta con la separazione di stato e Chiesa dalla Rivoluzione Francese in poi, per dare inizio a nuove convergenze basate su interessi che poco hanno a che fare con le -presunte- verità della religione... questo processo nasce dalla presa di coscienza da parte dello stato democratico laico che le promesse di benessere e felicità con cui ha legato a sé i cittadini sono limitate e spesso fallimentari, e che la corsa al benessere e successo porta ad un individualismo egoistico estremo che rompe i tradizionali vincoli di solidarietà lasciando le società secolarizzate in preda allo smarrimento, all'anomia, alla solitudine di una felicità che non essendo collettiva non è nemmeno individuale; questa presa di coscienza porta politici delle più diverse posizioni (spesso di destra, ma non solo) a rivalutare la religione come collante sociale, identità storica forte che affianca -quando non prende il posto- delle cosiddette "religioni civili" (ossia quel culto di stato che si concretizza in feste collettive per i grandi avvenimenti della sua storia, come ad esempio il 25 aprile); questa visione della religione come instrumentum regni, necessaria a mantenere l'ordine e a supplire alle inefficienze del welfare state, degrada sia il credente gravandolo di responsabilità laiche che non dovrebbe avere, sia il non credente costringendolo a riconoscere di essere una sorta di cittadino di serie "B" e a vivere immerso un identità che non riconosce come propria, senza poterne creare un'altra, poiché l'identità religiosa ha dalla sua la forza della "tradizione millenaria", che pretende di essere l'unica tradizione esistente e nel contempo l'unica legittima poiché "storica".
    Questo fenomeno, acuitosi particolarmente con l'ultima ondata di immigrazione mussulmana, sta crescendo non solo in paesi tradizionalmente ultra cattolici (Irlanda, Italia, Polonia) ma anche in quelli (Germania, Francia) di più lunga tradizione laica, dove i politicanti -spesso atei convinti- brandiscono la croce come simbolo di un identità chiusa al diverso, senza riconoscere alcuna validità trascendente alle sue verità, ma solamente una funzione di bacino elettorale e collante sociale.


    6) Come può il cattolico avvicinarsi in maniera paritaria al dialogo con il non credente?
    Qui Zagrebelsky da' il meglio di sé, reinterpretando due mostri della cultura cristiana, ossia il Dostoevskij dei "Fratelli Karamazov" e il Bonhoffer delle lettere dal carcere. Di Dostoevskij l'autore re-interpreta il famoso sogno di Ivan Karamazov conosciuto come "Dell'inquisitore", in cui Cristo tornato sulla terra per ridare all'uomo la libertà dai vincoli politici e delle religioni ufficiali viene catturato e ucciso dall'inquisitore che pure crede in Lui, ma sostiene che il mondo non è pronto per essere libero, e che la Chiesa e lo Stato pur falsificando l'originario messaggio di rivoluzione interiore dell'Agnello, hanno creato un mondo in cui una felicità media e senza scosse è alla portata di tutti, purché accettino senza discutere le verità propagandate.
    Di fonte a questa visione dell'inquisitore che antepone le verità precostruite e i dogmi rispetto alla libertà e i suoi rischi, il credente deve rispondere con il rifiuto, prendendo su di sé la croce di una vita di fede che pure non ha certezze, ma le cerca disperatamente, attraverso il dialogo con posizioni diverse che lo arricchiscono e lo rimettono in discussione, poiché Cristo non ci ha lasciato teologie, cosmogonie o trattati di etica, ma il suo esempio esistenziale di carità e amore, valori concreti eppure universali, strettamente legati alle contingenze storiche e nel contempo atemporali. Del pastore protestante Bonhoffer invece l'autore re-interpreta la celebre sentenza che "il mondo può andare avanti anche senza Dio" poiché questo lo ha abbandonato, lasciando di Sé solo un sussurro che spesso il credente non coglie, oppure coglie non sapendo più come interpretarlo, poiché non è più un discorso unitario sulla verità, ma un frammento il cui insieme è andato definitivamente perso; il credente quindi è gettato in un mondo che gli è incomprensibili con la sola fede, e che può fare a meno di Dio per andare avanti, eppure deve continuare a cercare e a testimoniare, aprendosi alle posizioni dei non credenti ben sapendo che questi possono avere in sé verità che sono inattingibili dalla fede.


    Ho lasciato fuori molto, ma penso che già così ci sia materia per un dibattito.



      La data/ora di oggi è Sab Feb 24, 2018 9:58 pm